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	<title>Commenti a: Fabrizio de andrè &#8211; Dormono sulla collina</title>
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		<title>Di: Laura Tussi</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 09:24:28 +0000</pubDate>
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		<description>Fabrizio De André, un’ombra inquieta.
Ritratto di un pensatore anarchico – Edizioni Il Margine

Libro di Federico Premi
Recensione di Laura Tussi

Fabrizio De André ha sempre praticato consapevolmente l&#039;esercizio del pensiero e la sua opera politica e musicale rappresenta una sapiente e radicale critica alla concezione borghese dell&#039;esistenza. 
L&#039;autore del libro, Federico Premi, avvalora questa ipotesi tramite l&#039;analisi dei manoscritti inediti di De André, disponibili presso il centro studi Fabrizio de André dell&#039;Università di Siena, dove appaiono ricorrenti i riferimenti alla tematica anarchica e alla critica della società borghese. “È tempo di tornare nomadi. Siamo stati sedentari per troppo tempo. Bisogna rimettersi in cammino”. Fabrizio De André continua a ripetere questo concetto nelle sue canzoni e nei moltissimi appunti manoscritti. 
La vita infatti è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante resistenziale e febbrile dell&#039;erranza. 
Secondo De Andrè, l&#039;anarchia, oltre che forma di autogoverno alternativa all&#039;attuale sistema di potere, rappresenta il solo antidoto contro l&#039;omologazione sociale e culturale, contro la pianificazione categorica e l&#039;arbitrio imperante. Tra gli aspetti più inquietanti dell&#039;immobilismo della società contemporanea è l&#039;assuefazione universale alla logica capitalista. Il verbo del fondamentalismo capitalista si è imposto ovunque, operando una drastica reductio ad unum, un’inaudita uniformizzazione, pianificazione, normalizzazione del sistema e omologazione culturale. L&#039;umanità dovrà attuare presto un nuovo sistema politico ed economico e una diversa e più virtuosa cultura del confronto e dello scambio, non più fondate esclusivamente sul torvo e bieco valore del profitto e del tornaconto, nella realizzazione di un&#039;utopia sommessa e confessata in versi, all&#039;interno di un discorso cifrato ed elusivo nelle canzoni di De André, che canta una critica serrata al mondo borghese del conformismo allineato. Infatti, borghese è, in ogni tempo, l&#039;invincibile inerzia dello spirito, l&#039;ossessione per l&#039;agio e la stabilità, matrice di ogni idolatria, che costituisce il momento statico immortale dell&#039;esistenza del singolo e della società. La morale borghese è mortifera, in quanto vuole bloccare il divenire, nella pretesa di uniformare, omologare, conformare e rendere tutti gli uomini simili fra loro, equivalenti, intercambiabili, perché il borghese si preoccupa di essere integrato, allineato e leale con il sistema. Un&#039;autentica rivolta esistenziale consiste nel riconoscere il proprio stato di uomini colonizzati e allineati, per liberarsi dagli ingranaggi del sistema e divenire Anime Salve, riappropriandosi di se stessi e della propria vita in modo unico e originale. Il potere persuasivo di ogni sistema, fondato su valori fissi e indiscutibili, provoca paura e disorientamento per ogni diversità e alterità anarchica, opposta all&#039;ingranaggio del quotidiano. Il borghese non sa riconoscere il proprio intimo essere, l&#039; “ombra inquieta” che si muove nelle pieghe dell&#039;anima e della storia.
Il Faber pensatore affronta dunque i temi della borghesia e dell&#039;anarchia come categorie dello spirito, del potere e della costante resistenziale, tra morte, solitudine e natura, tra follia e diversità, per cui l&#039;artista diviene anticorpo del sistema vigente e cantore di bellezza e utopia.
Laura Tussi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fabrizio De André, un’ombra inquieta.<br />
Ritratto di un pensatore anarchico – Edizioni Il Margine</p>
<p>Libro di Federico Premi<br />
Recensione di Laura Tussi</p>
<p>Fabrizio De André ha sempre praticato consapevolmente l&#8217;esercizio del pensiero e la sua opera politica e musicale rappresenta una sapiente e radicale critica alla concezione borghese dell&#8217;esistenza.<br />
L&#8217;autore del libro, Federico Premi, avvalora questa ipotesi tramite l&#8217;analisi dei manoscritti inediti di De André, disponibili presso il centro studi Fabrizio de André dell&#8217;Università di Siena, dove appaiono ricorrenti i riferimenti alla tematica anarchica e alla critica della società borghese. “È tempo di tornare nomadi. Siamo stati sedentari per troppo tempo. Bisogna rimettersi in cammino”. Fabrizio De André continua a ripetere questo concetto nelle sue canzoni e nei moltissimi appunti manoscritti.<br />
La vita infatti è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante resistenziale e febbrile dell&#8217;erranza.<br />
Secondo De Andrè, l&#8217;anarchia, oltre che forma di autogoverno alternativa all&#8217;attuale sistema di potere, rappresenta il solo antidoto contro l&#8217;omologazione sociale e culturale, contro la pianificazione categorica e l&#8217;arbitrio imperante. Tra gli aspetti più inquietanti dell&#8217;immobilismo della società contemporanea è l&#8217;assuefazione universale alla logica capitalista. Il verbo del fondamentalismo capitalista si è imposto ovunque, operando una drastica reductio ad unum, un’inaudita uniformizzazione, pianificazione, normalizzazione del sistema e omologazione culturale. L&#8217;umanità dovrà attuare presto un nuovo sistema politico ed economico e una diversa e più virtuosa cultura del confronto e dello scambio, non più fondate esclusivamente sul torvo e bieco valore del profitto e del tornaconto, nella realizzazione di un&#8217;utopia sommessa e confessata in versi, all&#8217;interno di un discorso cifrato ed elusivo nelle canzoni di De André, che canta una critica serrata al mondo borghese del conformismo allineato. Infatti, borghese è, in ogni tempo, l&#8217;invincibile inerzia dello spirito, l&#8217;ossessione per l&#8217;agio e la stabilità, matrice di ogni idolatria, che costituisce il momento statico immortale dell&#8217;esistenza del singolo e della società. La morale borghese è mortifera, in quanto vuole bloccare il divenire, nella pretesa di uniformare, omologare, conformare e rendere tutti gli uomini simili fra loro, equivalenti, intercambiabili, perché il borghese si preoccupa di essere integrato, allineato e leale con il sistema. Un&#8217;autentica rivolta esistenziale consiste nel riconoscere il proprio stato di uomini colonizzati e allineati, per liberarsi dagli ingranaggi del sistema e divenire Anime Salve, riappropriandosi di se stessi e della propria vita in modo unico e originale. Il potere persuasivo di ogni sistema, fondato su valori fissi e indiscutibili, provoca paura e disorientamento per ogni diversità e alterità anarchica, opposta all&#8217;ingranaggio del quotidiano. Il borghese non sa riconoscere il proprio intimo essere, l&#8217; “ombra inquieta” che si muove nelle pieghe dell&#8217;anima e della storia.<br />
Il Faber pensatore affronta dunque i temi della borghesia e dell&#8217;anarchia come categorie dello spirito, del potere e della costante resistenziale, tra morte, solitudine e natura, tra follia e diversità, per cui l&#8217;artista diviene anticorpo del sistema vigente e cantore di bellezza e utopia.<br />
Laura Tussi</p>
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